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UMT

Categories: HOUSES
1) TSUNAMI FIRST AID:  THE MATRIX IDEA

 

The principle of this conceptual project comes from the challenge of making the smallest number of base modules and put together as many pieces as possible, reaching the highest results while using different variables. For this, the following guidelines were used:

a- maximum flexibility allowing to reach a high variation in housing units, responding highly to the demands of such.

b- maximum transportable dimensions – choosing to use the dimensions of a container allowing it to be slim as well as allowing better agility in the transportation and reunification of pieces on site.

c- later successive possibility of uniting the up brought single units to each other, consisting of more typological aggregation such as towers, plots, balconies, linear (and other infinite solutions) until reaching the idea of an entire city, starting from those few base modules.

The idea is in fact brought as a first aid verisimilar mechanism for an eventual natural calamity, uniting the practicity of transportation as well as the grouping of pieces. At the same time there is the duality of aggregative possibilities, the décor of composition and housing comfort. It has also been tried the minimal aggregation possible as true family logging which can be personified due to taste and personal demands (following the “Smart” concept) through a series of options and choices in details to obtain and maintain a unitary composition, the precise criteria of modularity.

 

2) FIVE EASY PIECES: NOTES ON THE PROJECT

 

A)  SUBUNIT OF TRANSPORTATION

Once established the modular dimensions (already chosen as a maximum unit the container unit of 6,10m X 2,44m X 2,44m) the work done was on studying the minimal number of different modules but with such characteristics that allowed a probable infinite possibility in dimension and habitational sizes after aggregated.

The final results were three TMU (Transportable Maximum Unity), intelligent modules built up of a structural skeleton and a system of covering and internal midlevels with fixed partitions; in addition of other two modules with the same dimensions and characteristics joining the habitational units built; one is a vertical junction (stairs and lifts) while the other is a horizontal junction (terraces and balconies).

The fixed covering follows a rigid modularity but never complete the shell, always allowing the partitions free to be chosen by the user’s demands and taste, which can be chosen through a series of modular projects with dimension of 0,8×2 m as a choice of completion.

Such options can be a simple material choice of opaque (long wood, aluminium, u-glass covered with opaque panels) semi-opaque (u-glass) or transparent (glass); but also functional (entrance door, covering, bathroom, internal sponging) and again the exposition of an obscuring carter.

This simple mechanism of image patchwork of optional tipologies (which comes from a number of factors due to each input introduced) bring up the possibility of introducing a software to manage in the fastest and most efficient way.

 

 

B)   SINGLE UNIT OF AGGREGATION AND GROUPING TYPOLOGY

 

The flexibility studied in the three modules after completed, grouped and enriched with the possibility of choice of details and partitions allows practically an infinite number of house measurements, arrangements, dimensions and final image, in response to the demands of use of diverse cultures. But under any effect it remains a family logging and will remain such even without the introduction of the other two pieces (balcony/terrace and vertical adjunction) which allow the city effect through the aggregation of units under various typologies: vertical, linear…with final results that may be conventional and at the same time the most fantasising possible, fulfilling the demands of genius loci and the culture where it will be introduced, and at times, deny.

Also in this case, the introduction and study of a management software of unlimited grouping possibilities will hopefully make the projectual phase more articulated and interesting.

 

 

3) I HAD A DREAM: A CONCLUSION

 

At this point nothing forbids to close your eyes and dream of an infinite serpent that moves wherever is needed, moving an entire city according to human choice, ungrouped in either small/big pieces in the dimension of a container.

 

1) TSUNAMI FIRST AID:  L’ IDEA MATRICE

 

Il concept progettuale prende le mosse dal tentativo, quasi dalla sfida, di realizzare il  numero minore possibile di  moduli base e di pezzi da assemblare, conseguendo contemporaneamente il più alto risultato nelle possibilità di variante. Si sono seguite le seguenti linee guida:

a – massima flessibilità, in modo tale da permettere una variazione altissima degli assemblaggi in unità abitative, per rispondere alle più diverse richieste di tagli ed esigenze.

b – dimensioni massime trasportabili su strada in un container  – e per questo si è scelto di usare moduli con le dimensioni del container stesso – così  da rendere più agili e snelli sia il trasporto, sia le susseguenti operazioni di assemblaggio in cantiere. ­

.c – successiva  ulteriore  possibilità di unire tra loro le unità singole ottenute, consentendo le aggregazioni tipologiche più varie  (torre, schiera, ballatoio, linea…in possibilità di varianti anche queste praticamente infinite), fino a poter prefigurare addirittura l’idea  un’ intera città, a partire da quei pochi  moduli base.

L’ idea nasce infatti come  verosimile meccanismo per un eventuale primo soccorso in caso di calamità naturali, coniugando praticità di trasporto e facilità di assemblaggio dei pezzi, con la duttilità delle possibilità aggregative, il decoro della composizione ed il comfort abitativo. Ma si è tentato di fare anche un passo oltre, pensando  soprattutto le aggregazioni minime come vere e propri alloggi unifamiliari, personalizzabili dal fruitore secondo esigenze personali ed inclinazioni di gusto (seguendo il concetto della Smart) attraverso una serie di scelte ed opzioni nei dettagli  di tamponatura che seguono, per poter ottemperare a ciò e per mantenere nel contempo un’ unitarietà compositiva,  precisi criteri di modularità.

 

2) CINQUE  PEZZI FACILI: APPUNTI SUL PROGETTO

 

A)  SOTTOUNITA’ DI TRASPORTO SU STRADA

Una volta stabilite le dimensioni del modulo (come già accennato si è scelto di utilizzare le massime e quindi quelle del container 6,10×2,44×2,44 m),  si è lavorato per rendere invece minimo il numero di moduli diversi, ma con caratteristiche tali che permettessero, assemblati tra loro, una casistica di possibilità, nelle dimensioni e nei tagli abitativi, praticamente infinita. Il risultato finale sono tre UMT (Unità Massime Trasportabili), moduli intelligenti costituiti ognuno da uno scheletro strutturale e da un sistema di tamponature e tramezzature interne con partizioni fisse; più altre due, con le stesse dimensioni e caratteristiche, che fungono da collegamento/collante  tra le unità abitative, una volta realizzate; e cioè un modulo collegamento verticale (scala + ascensore) ed un modulo collegamento orizzontale (terrazzo/ballatoio).

Le tamponature fisse seguono una modularità piuttosto rigida, ma non completano mai l’ involucro, mantenendo  sempre delle partizioni libere, per le quali la scelta è invece demandata alle esigenze ed alle inclinazioni dell’ utente, che può scegliere tra una serie di carter di progetto modulari di dimensioni 0,8×2 m come  opzione di completamento.

Tali opzioni possono essere di semplice scelta materica tra opaco (doghe legno, lamiera recata, u-glass tamponato con cartongesso), semiopaco (u-glass) o trasparente (vetro); ma anche funzionali (parapetto, porta d’ ingresso, tamponatura bagno e tamponatura con ripiani interni) ed addirittura di esposizione per i carter di oscuramento.

La complessità che scaturisce da questo pur semplice meccanismo di patchwork – di immagine, ma anche di opzioni tipologiche (le quali crescono fattorialmente ad ogni ulteriore input introdotto) – suggerisce addirittura la possibilità dello  studio e dell’ introduzione di un apposito software per gestirla in maniera più rapida ed efficace.

 

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B) UNITA’ SIGOLE DI ASSEMBLAGGIO E  AGGREGAZIONE TIPOLOGICA

La flessibilità studiata dei tre moduli, giustapposti ed assemblati tra loro, ulteriormente arricchiti dalla possibilità di scelta di dettagli e partizioni, permette un numero praticamente infinito di tagli abitativi, di disposizioni, di dimensioni, di immagine finale. di risposte ad esigenze contingenti e culturali delle utenze più diversificate. Ma a tutti gli effetti sono alloggi unifamiliari  e tali rimarrebbero senza lì introduzione  e l’ interazione degli ulteriori due pezzi (terrazza/ballatoio e collegamenti verticali) che permettono l’ opzione di realizzare l’ effetto città attraverso l’ aggregazione delle unità in tipologie che potranno essere le più varie: torre, linea, ballatoio, schiera…con risultati finali che potranno essere  convenzionali, ma anche i più fantasiosi possibili, i più rispondenti al genius loci ed alla cultura dove si andrà ad intervenire, così  come, all’ occorrenza, negarla.

Anche in questo caso, l’ introduzione e lo studio di un software di gestione delle illimitate possibilità di aggregazione, appare auspicabile e non potrà che rendere più lineare, articolata ed interessante la fase progettuale.

 

 

3) I HAD A DREAM: UNA CONCLUSIONE

 

A questo punto nulla vieta di chiudere gli occhi e  sognare di  un serpentone  infinito di Tir incolonnati  che si muove verso dove c’è bisogno, trasportando un’ intera città a misura e scelta d’ uomo, smontata in piccoli/grandi  pezzi delle dimensioni di un container.

 

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