P.IVA 08020111004

CENTRAL GLASS

Categories: HOUSES
2006 – SECONDO PREMIO – 41st International Architectural Design Competition ‘Conversion of existing architecture for living in the city’.

Facendo nostre le richieste del bando – cioè quelle della riconversione in alloggi di un edificio per uffici esistente con un’ attenzione al suo ruolo urbano – la nostra idea è stata quella di  “scavare” l’ edificio all’ interno, preservandone il guscio per  ricavare un spazio “vuoto”, un “urban core” che, per la presenza di servizi e alloggi, fosse capace di generare un flusso urbano, di portare la città all’interno dell’edificio, il pubblico nel privato.

Il tentativo è stato di conservare la memoria storica ed il significato simbolico dell’ edificio stesso, conciliandolo con la trasformazione in alloggi temporanei. Effettuare cioè un intervento minimale all’esterno, preservando la pelle e lo scheletro del manufatto – si riduce tutto alla introduzione di un sistema di tamponamento interno (la pelle funzionale) e ad uno di serigrafie esterne sulle vetrate (la pelle della comunicazione) giustapposte a quella vetrata esistente (la pelle della memoria), denunciando la trasformazione interna solo attraverso una grossa apertura su ciascuna facciate.

L’idea di spazio urbano è stata poi enfatizzata ricorrendo all’ introduzione di elementi archetipici degli spazi aperti urbani di Roma, quali la grande terrazza e la gradinata monumentale, metafora e suggestione di spazi come il Pincio, il Gianicolo o la scalinata di Trinità dei Monti. Elementi capaci di porsi come punti di aggregazione, scambio, sosta, incontro e rappresentazione.

I mini appartamenti si alternano alle funzioni urbane (bar, ristoro, shops…) per realizzare la mixitè e l’“effetto città”. Il primo piano è un pieno ed  ha il ruolo di hall dell’Half Star Hotel. Funziona da basamento e piano d’appoggio per la quota urbana superiore ed è costituito interamente da funzioni collettive di servizio per gli alloggi (lavanderie, cucine, dispense, spazi hobby e relax, depositi bagagli a lungo termine, informazioni, postazioni telefoniche ed internet…).Ai piani successivi, serviti da un ballatoio anulare che cambia conformazione ad ogni piano assecondando i vari tagli, gli alloggi si alternano altre funzioni urbane più rade, situate in prossimità degli affacci verso l’esterno.

Al tentativo di effettuare un intervento minimale all’esterno, si contrappone una trasformazione radicale dell’interno. L’aggregazione mista di alloggi e servizi intorno ad un ballatoio anulare è mascherata e resa omogenea da una pelle semitrasparente che la ricopre accostandosi ed allontanadosi dai volumi. La suggestione ricercata è quella di uno spazio fluido, ricavato dallo scavo di un’unica massa omogenea come fosse generata da il flusso urbano che la attraversa. Il ruolo funzionale della pelle è quella di regolare come una barriera la privacy degli abitanti e l’interscambio tra pubblico e privato.

Rispetto alla classica conformazione di una città per blocchi, il vuoto interno, l’“urban core” come catalizzatore urbano, crea nuove possibilità di attraversamento con un effetto immediato sull’assetto del quartiere, ma con potenzialità di diventare un  “sistema” urbano.

Prendiamo l’esempio specifico. Esistono a Roma edifici per uffici di una buona qualità architettonica, realizzati nel dopoguerra dagli Architetti della cosiddetta scuola romana del Movimento Moderno. Questi edifici, gravitanti appena all’area del centro storico delimitata dalle mura aureliane, presentano tutti caratteristiche simili: forme prismatiche pure poste in modo isolato nel lotto, con forte modularità esterna, piano pilotis, pianta libera.

Se trasformassimo tutti questi edifici e considerassimo l’influenza di ognuno di questi sul proprio quartiere e la possibilità di farli interagire fra di loro, possiamo immaginare  un sistema urbano più ampio, e come utopia, un nuovo sistema di flussi che coinvolga l’intera città.

Infine il progetto, realizzato in riferimento ad uno di questi edifici, è stato in realtà pensato in relazione alla possibilità di poter essere applicato, come idea, non solo a vari esempi romani, ma ad un “tipo edilizio più generico”. Lo slogan “Rome/Paris/Tokio/” suggerisce l’ idea di un marchio, una catena (pensiamo ai Mcdonald o ai Footlocker) di “Half Star Hotel”, sempre riconoscibile, ma che si distingua per il recupero di edifici esistenti e per l’attenzione particolare al contesto, al genius loci e agli equilibri urbani.

Share Button
Pin It